Coloro che assistono il malato di Alzheimer si trovano a dover fronteggiare una situazione del tutto nuova, sia da un punto di vista psico-affettivo che pratico.
Dal punto di vista psico-affettivo i familiari possono vivere sentimenti di rabbia, paura, disperazione senza trovare una risposta soddisfacente dall'ambiente o la possibilità di esternare emozioni che vengono, invece, taciute e bloccate. Tale condizione, satura di emozioni soffocate e trattenute può condurre il familiare a situazioni di malessere e tensione continua.
A volte, riuscire a capire spontaneamente che, la vita per quella persona (il malato) ha imboccato un processo degenerativo senza possibilità di miglioramento futuro richiede un tempo molto lungo, anche anni, perché è troppo doloroso.
E’ importante che, il familiare di riferimento per il malato, impari a spostare l’attenzione su di sé, sui propri vissuti, già dalle primissime fasi della malattia. Con l’andare del tempo, il coinvolgimento è tale da cercare di sostituirsi al congiunto, per coprirne le difficoltà.
Spesso i familiari giungono ad uno stato di semi libertà condizionata da se stessi, nel quale non riescono a svolgere attività che non siano strettamente collegate (condizionate) al familiare malato.
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